giovedì 17 gennaio 2013

PENSIAMO, CRITICHIAMO, LEGGIAMO, CAPIAMO ?



L'attuale produzione mondiale di cibo è la più alta nella storia dell'umanità eppure il 10% delle popolazione mondiale soffre di fame.

La denutrizione colpisce quasi 800 milioni di abitanti mentre la popolazione mondiale in sovrappeso si è assestata intorno al miliardo.  HELP !!!

Fame ed obesità sono due facce della stessa medaglia, sono problemi che andrebbero risolti con la strategie comuni a partire da una più equa e solidale distribuzione della ricchezza ( vallo a dire ai capitalisti... ).


C'è del "massonico" dietro questi meccanismi, c'è una chiaro intento da parte di pochi di influenzare atteggiamenti e quindi consumi.

Le multinazionali producono il cibo, si interessano solo al loro profitto, influenzano la nostra volontà ed impongono esclusivamente il loro pensiero ed il loro interesse.

I vincoli, ovviamente inconsci, accerchiamo le nostre scelte non solo nel raggio di influenza di Ronald McDonald, m anche quando si tratta di pensare e volere sano.

Se pensiamo al reparto frutta di un supermercato, pensiamo alle mele noi potremmo trovare tante varietà nostra disposizione: Fuji, Braeburn, Granny Smith, Golden Delicious...

Perchè le scegliamo?

Perchè hanno buccia lucida e senza il minimo intacco.
Perchè il loro sapore è molto gradito.
Perchè hanno un aspetto sano ed invitante.

Questi frutti hanno risposto bene ai meccanismi di trasporto, non hanno subito danni e sono "commercializzabili".

Le scelte all'interno dei supermercati non sono completamente nostre, sono legate ad interesse ramificati all'interno di politiche di marketing ben definite.

Per dimostrare come pochi decidono ed influenzano i tanti è necessario un viaggio globale che vada dai luoghi di produzione fino ai luoghi di consumo, si tratta di un'indagine che analizzerà perchè i neri d'America sono più sovrappeso dei bianchi o perché Asia ed Africa siano tutt'ora sotto lo scacco delle carestia.

Questi problemi possono essere rappresentati da una forbice che aumenta sempre più

In India recentemente ho letto che il governo ha permesso la distruzione di milione di tonnellate di granaglie o che stesse quantità di cibo marcissero nei silos, lasciando che, nel frattempo, milioni di persone morissero di fame.

La stessa India che, fino a qualche anno fa, era fautrice di una politica protezionista e salutista, ha permesso di recente l'ingresso di produttori di bevande analcoliche e delle maledette multinazionali del cibo.

Nel giro di un decennio l'India avrà il maggior numero di diabetici, spesso saranno bambini.

L'esempio India e la sua palese contraddizione non è un caso isolato ma un chiaro esempio di come le politiche di ogni governo di questo mondo siano assolutamente influenzabile da meri interessi economici (di pochi) e sia spaventosamente legate non all'interesse dell'elettore ma al fatturato di alcune multinazionali, crudeli, egoiste ma ricchissimi e quindi con un grosso potere.

Ma fame ed obesità sono solo il frutto della scelta sbagliata di un singolo?

Ogni cultura nel corso degli anni ha risposto si a questa domanda per cui l'obeso era tale perchè agiato mentre l'affamato doveva incolpare la propria povertà e la propria pigrizia.

Fame ed obesità colpiscono ormai con troppa regolarità per poter essere visti come fenomeni monofattoriali, la ricchezza individuale non spiega come all'interno di nuclei familiari poverissimi ci siano individui obesi o il contrario.

Uno studio in collaborazione tra le autorità messicane e statunitensi ha mostrato come il fattore cruciale per spiegare patologie legate all'alimentazione era la vicinanza (o la lontananza) col confine americano.

Un diabolico meccanismo è legato al fatto che la gente che non può permettersi di mangiare faccia delle scelte nutrizionali così sbagliate da diventare obesa.
Strano ma è la realtà ereditata dal secolo scorso e che dipingerà il nuovo millennio con dati statistici sempre più negativi ( e con relativi costi sanitari PER TUTTI aumentati).

Siamo consumatori e siamo convinti che la nostra libertà di scelta ci possa svincolare dai mali politici, dalle magagne dei "pochi".

Quanto il nostro inconscio è influenzato dalla pubblicità? Quanto riflettiamo al supermercato su centinaia di prodotti poveri di nutrizione proposti e ammassati negli scaffali?

Per quanto la nostra mente sia disposta a scegliere pochi prodotti è sufficiente una piccola promozione pubblicitaria e questa gamma di scelte diventa più ampia.

Mentre i cibi naturali si inseriscono nella nostra dieta, ogni anno l'industria alimentare aggiunge decine di migliaia di nuovi prodotti sugli scaffali, alcuni dei quali inutili, alcuni dei quali dannosi, alcuni di questi diventeranno indispensabili e accompagneranno un'intera generazione.

E' la dimostrazione di quanto il nostro pensiero gastronomico sia limitato e possa essere influenzabile e di quanto non siamo affatto sicuri del come, del dove e del perchè certi cibi siano finiti nel nostro piatto.

PENSIAMO, CRITICHIAMO, LEGGIAMO, CAPIAMO ?

mercoledì 16 gennaio 2013

coltivare o cacciare? coltivare... LA NASCITA DELL'AGRICOLTURA



Perchè ad un certo punto l'uomo ha smesso di raccogliere e cacciare ed ha iniziato a coltivare?

Perchè questo cambiamento è avvenuto nella Mezzaluna Fertile intorno al 8500 a.C. e solo 3000 anni più tardi nel bacino del Mediterraneo?

Le prime testimonianze archeologiche mostrano che i primi agricoltori erano più gracili e denutriti rispetto ai nomadi che praticavano raccolta e caccia.

Ma perchè alla fine c'è stato il grande salto?

Tutt'ora esistono gruppi di cacciatori-raccoglitori e, quindi, possiamo pensare che in epoche primitive il passaggio non fu accettato da tutti.

Ma l'agricoltura fu inventata?
Io direi di no.

I primi agricoltori non avevano testimonianze e tracce di epoche passate e tracce di civiltà contadina, non potevano sceglier cosa e dove coltivare.

Altro aspetto da valutare è che la separazione tra i due stili di vita non fu così netta: pensate a qualche film sugli indiani d'America, in particolare era diffusa l'abilità tra gli apache di seminare in estate lungo le altre a nord del loro territorio e, nell'attesa del raccolto, si spostavano a sud per cacciare.

L'evoluzione dell'agricoltura rimase un processo graduale, come è normale che sia per qualcosa di
completamente nuovo.

Non tutte le tecniche e le specie conosciute oggi furono sviluppate nello stesso momento, ma tutto accadde anche per caso.

All'inizio  la coltivazione e la raccolta dei frutti spontanei erano due attività che coesistevano alla pari.

La nascita dell'agricoltura è legata ad un valutazione: quanto tempo e quanta energia devo dedicare per procurarmi quel tipo di cibo?
E' una domanda a tratti complessa legata ad diverse variabili: quale cibo è più vicino, quale amo di più, quale comporta meno rischi.

L'orticello iniziale del nostro contadino doveva servire ad assicurare una costante ma modesta quantità di cibo piuttosto che quantità più elevate ma fluttuanti nel tempo. Fondamentale in termini di sopravvivenza.

Una volta fatto il primo passo i popoli vicini poterono adattarsi acquisendo il pacchetto completo oppure prenderne solo una parte.

Nel Sudest dell'Europa gli indigeni presero "il pacchetto completo" derivante dal Medioriente, pacchetto che poi si diffuse in Europa centrale negli anni a venire.

In Svezia invece, i popoli acquisirono il pacchetto mediorientale attorno al 3000 a.C., lo abbandonarono per circa 3 secoli per poi ripensarci quasi mezzo millennio dopo.

Bizzarra la storia!
Le decisioni di coltivare vs raccogliere/cacciare non furono mai, sopratutto all'inizio, eventi indipendenti tra di loro, ma fenomeni con sfumature accavallabili.

Cosa ha reso possibile il passaggio verso l'agricoltura?

Le cause sono tutt'ora materia di studio da parte degli antropologi e degli archeologi, ma su alcuni aspetti si può mettere il punto.

PRIMO FATTORE: declino delle risorse naturali

Negli ultimi 13000 anni vivere di caccia e raccolta è diventata un'attività praticamente  impossibile, per via delle numerose specie scomparse.
Se anche potremmo discutere sul fatto che le estinzioni di massa hanno spinto americani, eurasiatici e africani a dedicarsi all'agricoltura,  esistono anche casi diversi.

I polinesiani, responsabili dell'estinzione dei moa, delle foche in Nuova Zelanda e di altre specie di uccelli in diverse piccole isole locali, si diedero all'agricoltura.


SECONDO FATTORE: aumento delle specie domesticabili a scapito di quelle selvatiche

I cambiamenti climatici avvenuti alla fine del Pleistocene nel Medioriente ampliarono in modo considerevole l'area di diffusione dei cereali selvatici, che potevano essere raccolti molto facilmente e in grandi quantità dalle popolazioni locali,
Da qui alla domesticazione di grano ed orzo il passo fu breve.

TERZO FATTORE: miglioramenti tecnologici

Se un contadino dovesse ricavare una tonnellata di grano in un periodo particolarmente fertile cosa se ne farebbe?
I mezzi necessari furono introdotti nella Mezzaluna fertile dopo l'11000 a.C., in risposta ad un periodo particolarmente prosperoso.

Si sono trovate diverse testimonianze di miglioramenti tecnici: furono inventati falci, cesti, pestelli, grandi silos...
Questi furono i requisisti per la nascita dell'agricoltura.

QUARTO FATTORE: il legame tra densità della popolazione e crescita della produzione di cibo


I dati antropologici indicano che il passaggio all'agricoltura indica un aumento, relativamente breve, della popolazione.
E' il classico problema uovo o gallina: la maggiore disponibilità di cibo ha portato ad un aumento della popolazione o la necessità di avere più derrate alimentari ha aguzzato l'ingegno dei primi contadini?

Indubbiamente l'osservazione e il genio dei primi contadini fu circoscritto alla possibilità di avere più calorie per ettaro coltivato e quindi la possibilità di "mangiare di più".

Senza ombra di dubbio il dilemma uovo/gallina applicato all'agricoltura indica un processo autocatalitico: l'agricoltura annulla col tempo il nomadismo, il sedentario crea popolazione più ampie, aumentano i fabbisogni, aumenta la richiesta di miglioramenti tecnologici...

QUINTO FATTORE: le zone di confine

I primi agricoltori raggiunsero popolazione relativamente numerose e nelle zone in cui c'era continuità coi cacciatori, tendenzialmente, riuscirono ad avere la meglio per via del loro numero.

Solo la presenza di barriere geografiche ha permesso un periodo di isolamento frenando l'avanzata di flussi migratori come nel caso degli indiani della California, isolati dall'inaccessibile deserto o gli aborigeni australiani, separati tramite il mare dalla comunità agricole della Nuova Guinea e dell'Indonesia.

Ad oggi poche popolazioni al mondo vivono come cacciatori-raccoglitori, isolati in poche aree al mondo.
L'avvento dell'agricoltura ha cambiato il mondo.










martedì 15 gennaio 2013

MA IL COPERCHIO LO METTO ?



Il coperchio sulla pentola diminuisce i tempi per arrivare all'ebollizione?

C'è chi dice no, perchè il coperchi aumenta la pressione e innalza il punto in cui l'acqua bollirà; c'è chi dice si, perchè senza coperchio molto calore andrebbe perso.

Cosa succede in realtà?

Nella fase iniziale dell'ebollizione potremo notare delle bollicine derivanti dai gas disciolti nell'acqua come azoto, ossigeno ed anidride carbonica.

Per convezione l'acqua sul fondo inizierà a salire.
Pian piano che una quantità d'acqua viene riscaldata e la sua temperatura sale, sempre più vapore viene prodotto sulla superficie.

Questo accade perchè le molecole che sono in superficie acquistano energia sufficiente per lasciare l'acqua e raggiungere l'aria.

La quantità di vapore acqueo che aumenta porta via una sempre maggiore quantità di energia, che potrebbe altrimenti andare ad aumentare la temperatura dell'acqua.

Il ruolo del coperchio è quello di non far perdere tutte queste molecole: tanto più sarà serrato il coperchio tanto più le molecole saranno trattenute nella pentola e perciò prima bollirà l'acqua.

Dire che un coperchio incrementa la pressione all'interno della pentola, così come avviene nelle pentole a pressione, teoricamente non è sbagliato ma nella pratica è ininfluente.

Anche una chiusura perfetta di un coperchio a cui sopra potremmo aggiungere un peso relativamente alto, aumenterebbe la pressione al massimo del 10%  con un conseguente innalzamento della pressione al massimo di 2 centesimi di grado centigrado.

Forse ritarderemmo l'ebollizione più a lungo guardando la pentola.

I tempi necessari a far bollire d'acqua, quindi, si riducono sufficientemente se usassimo il coperchio: occhio ad evitare una strage di sporco sui fornelli con schiuma e acqua in ogni dove.

Perchè poi si formano le bolle?

Quando la temperatura è ormai prossima a quella dell'ebollizione in superficie si formeranno delle bolle perchè, in alcune zone, l'acqua passa dallo stato liquido a quello gassoso.

Le prima bolle non saliranno in quanto la pressione interna non vincerà quella esterna.

Quando la temperatura crescerà ulteriormente il rimescolamento delle bolle diventerà più importante e le bolle saliranno in superficie.

IL SALE KASHER



Nella tradizione ebraica kasher significa adatto ed idoneo ad essere consumato.
Le regole alimentari della religione ebraica sono indicate nella Torah: un cibo che soddisfa questi criteri è definito come kosher, kasher o casher.

Nei ristoranti Casher o nei stabilimenti industriali Casher esiste un supervisore, definito Mashghiach, che visiona la corretta interpretazione delle regole.

Il sale kasher rientra nella lista dei cibi ammessi al consumo e gli scopi di questo sale sono diversi: purifica la carne dopo la macellazione, può essere usato come sale da tavola dato che è dotato di sali grossolani ed irregolari che aderiscono meglio alle pietanze.

Dal punto di vista chimico non esistono differenze rispetto al sale comune ma data la forma diversa
è necessario usarne di più per ottenere lo stesso effetto.

Il contenuto di sale nella forma comune e in questa forma "ebraica" è lo stesso: sono entrambe formule di cloruro di sodio puro con una proporzione del sodio del 39,3 per cento.

La peculiarità di questo sale è nell'assenza di additivi: la particolare struttura fisica impedisce allo
stesso sale di formare ammassi e perciò non è necessario l'uso di agenti anti-aggreganti.

E il ferrocianuro?

Il ferrocianuro di potassio, o E536, è un come antiagglomerante  usato nel sale iodato ed è classificato come un sale neutro.

Il ferrocianuro è leggermente tossico a causa delle emissioni di gas tossici di cianuro d’idrogeno sviluppate nel caso in cui si aggiunga dell’acido alla sua soluzione acquosa. 

Sebbene non sia mutageno, può causare irritazioni in caso di indigestione, inalazione o contatto con la pelle.
Gli effetti negativi degli additivi alimentari E536 aumentano in funzione della quantità e della regolarità con la quale essi sono introdotti nell’organismo, e sono, quindi, tossici in grandi quantità.

Il loro accumulo è inevitabile, dal momento che il sale iodato è sempre più frequente nella maggior parte dei prodotti alimentari.In Gran Bretagna, l’aggiunta di questo antiagglomerante nel sale da tavola è vietata.

Ritornando al nostro sale....

Ogni sale , religioso o profano che sia, può essere addizionato di iodio e potenzialmente di ferrocianuoro.
In realtà non allarmatevi perchè le quantità usate sono assolutamente non dannose.

In realtà ci sarebbe un altro additivo che può essere usato, il destrosio e questo avviene sopratutto nella tradizione ebraica.

Lo scopo di questo additivo è quello di prevenire allo ioduro di potassio, di decomporsi in ambiente caldo, umido o acido (come per esempio nello stomaco) liberando iodio.

Voi direte: lo zucchero nel sale? Ohhhhh yes.

Il destrosio è uno zucchero riducente ovvero capace di prevenire il fenomeno dell'ossidazione: durante la cottura, però, parte dello ioduro va comunque a ossidarsi e crea un sapore acre nell'impasto.
Per questo un sale kasher iodato non trova fan tra pasticcieri o panettieri.

lunedì 14 gennaio 2013

COME L'AGRICOLTURA HA CREATO SOCIETA' E GERARCHIE



La divisione dell'uomo dalle grandi scimmie avvenne circa 7 milioni di anni fa: da quel momento abbiamo vissuto di caccia e raccolta fino a che l'uomo non ha colto il senso dell'agricoltura.

Negli  ultimi  11000 anni abbiamo prodotto il cibo che ci serviva e addomesticato le specie animali che ritenevamo utili ai nostri scopi.
L'agricoltura è il mezzo fondamentale e necessario per arrivare a dividere la società in classi sociali o meglio ancora a creare una società stessa.

Perchè?

Se analizziamo quello che la natura ci mette a disposizione ogni giorno attraverso fauna e flora una piccola percentuale sono commestibili o utili all'uomo: pensiamo alle meduse, ai funghi velenosi, alla legnosa ed indigeribile corteccia degli alberi.
Quando l'uomo ha iniziato a coltivare le piante ha aumentanto, in maniera considerevole, la percentuale di flora utilizzabile.

Un ettaro di terra coltivata ha permesso di soddisfare i bisogni di più contadini di quanto non fosse in grado di fare un ettaro di terra vergine per una tribù di cacciatori.

E il ruolo degli animali? Fondamentale.

Gli animali domestici hanno fornito all'uomo forza motrice, concime, latte e carne migliorando salute e la stessa produzione agricola.

Tranne che in epoca moderna, lo sterco è stato il principale fertilizzante usato dai contadini di tutto il mondo.
I grandi animali domestici, come cavalli, buoi e in generale i bovini, sono in grado di produrre una forte forza trainante.

Gli indiani delle grandi pianure erano confinati in terreni alluvionati: l'arrivo degli europei ha permesso di introdurre l'uso degli animali per la coltivazione e lo sfruttamento dei grandi altopiani americani.

Un altro aspetto derivante dalla vita sedentaria di un agricoltore è legata alla possibilità di creare "densità abitativa".
Mentre una nomade deve portare con sè i figli, o meglio un numero limitato di figli, in una civiltà contadina, i figli possono sostare in casa mentre i genitori sono a 30 secondi di distanza.

I cacciatori- raccoglitori, secondo alcuni dati, intervallano la nascita dei figli di circa 4 anni mentre i popoli sedentari possono allevare i bambini che riescono a sfamare e quindi l'intervallo delle nascite di abbassa sensibilmente anche a 1 o 2 anni.

La natalità più elevata e la capacità di poter sostenere una prole più numerosa ha portato ad una popolazione più densa.

Altro aspetto... i surplus alimentari.
Quanto caccia un nomade? Quanto raccoglie un nomade?

Nel breve periodo la carcassa di un animale potrà essere consumata ma alla lunga non potrà conservarne; idem per il cibo raccolto.
E i primi contadini?

I primi contadini, invece, potevano immagazzinare la quantità di cibo che non consumavano e dedicare del tempo alla custodia e alla guardia di questo cibo.

In questo contesto nascono le prime figure, i primi specialisti.
Una elitè di uomini riesce in questo contesto ad affrancarsi della necessità di coltivare  e dedicarsi così al pieno controllo della propria popolazione. 

In questa maniera i primi contadini iniziarono a creare piccole società diversificando i compiti tra la popolazione.

Nascono così i soldati di professione, i sacerdoti, gli artigiani ed infine gli scribi.
Le prime civiltà contadine iniziano a diventare società e quindi stati.

martedì 20 novembre 2012

LE TANTO DISCUSSE MICROONDE


A volte quando parli di microonde all’improvviso, saltano fuori dal cespuglio gli attivisti antinucleare muniti di slogan e cartelli contro questa semplice ma utile tecnologia.

Si, lo so, dirà qualcuno, sono pur sempre radiazioni ma sono anche radiazioni quelle del televisore!
Il prodotto del forno a microonde è un’onda elettromagnetica più corta e con un’energia più alta.
Si tratta di onde di pura energia che viaggiano alla velocità della luce…

E la luce? La luce è un’altra onda più breve e con energia ancora più alta rispetto alle microonde.
Nello specifico queste caratteristiche di energia e di lunghezza determinano le proprietà: non possiamo leggere con le microonde e non possiamo cucinare con la luce.

Le microonde sono generate da un tubo a vuoto chiamato magnetrone, che le invia all’interno del forno, una scatola metallica sigillata: la struttura del forno permette un rimbalzare continuo di queste onde in ogni direzione.

Se vi state chiedendo come le microonde cucinano i cibi, non troverete la risposta nei libri di cucina: danno tutti maledettamente la risposta sbagliata !!!

Una volta ho letto: le molecole d’acqua sono strofinate tra di loro….
Libro di cucina o Novella 2000 ??? dai per favore…

Ecco cosa accade.

Le molecole d’acqua all’interno del cibo si comportano come dipoli elettrici e quindi si allineano sul capo elettromagnetico eventualmente presente.
All’interno del vostro bel fornetto la frequenza delle microonde è di 2,45 gigaHerz con un campo magnetico prodotto che inverte la sua direzione circa 4,9 miliardi di volte al secondo.

Questo crea un frenetico moto delle molecole di acqua che invertono continuamente la loro “rotta” e così generano calore.
Quindi…. L’acqua degli alimenti oscilla avanti e dietro e crea calore?
E il ghiaccio come si scioglie?

Quando scongeliamo con le microonde in realtà, stiamo scaldando le parti che non sono ghiaccio: il calore che sarà creato fluirà nei cristalli di ghiaccio fondendoli.

A proposito… super chicca letta su una rivista specializzata riguardante la sterilizzazione delle spugne sintetiche, quelle con cui lavate la cucina.

Sterilizzatela nelle microonde così: prendete la spugna leggermente bagnata, ponetela su un piatto e infilatela nelle microonde per circa un minuto e mezzo.

Occhio, tirandola fuori sarà bollente: con questo metodo si raggiungono temperature più alte rispetto alla sterilizzazione in lavastoviglie.

giovedì 4 ottobre 2012

FANNO BENE GLI SCOZZESI AD AMARE IL PORRIDGE ?


Questo articolo nasce da un lungo dialogo, avvenuto giovedì scorso su skype, con un mio collega medico che da poco è stato in Scozia per qualche mese. 

Mi parlava, tra le altre specialità gastronomiche, del porridge e della passione degli Scozzesi per questa preparazione: sbirciate questo link http://www.lacuochinasopraffina.com/cosa-cucino/porridge-come-si-prepara-per-una-colazione-anticellulite/1379 .

Il porridge è un alimento in "momento gastronomico" fondamentale al quale non si rinucia mai: la colazione.

Questa specialità è una piccola zuppa con la consistenza della polenta a base di avena, si consuma calda, con un pizzico di sale, a volte anche con zucchero di canna e del latte cremoso.

Una delle massime degli scozzesi su questo alimento è “il porridge si attacca allo stomaco e ti spazza bene le budella”, niente di più vero: ha tempi di digestione lunghi, ha un’adesione alle pareti gastro-intestinali molto forte e quindi un elevato potere saziante.

Un recente  studio ha  confrontato soggetti che utilizzavano a colazione porridge e altri che mangiavano altri alimenti tra cui, fette biscottare integrali o crossaints. 
Risultato?  I “porridgiani” consumavano un terzo in meno delle calorie a pranzo: NON MALE !!!
Il profondo senso di sazietà risiede nella fibra contenuta nell’avena.

L’importantissima fibra è la parte strutturale delle piante, dei cereali, della frutta e degli ortaggi; non può essere digerita dagli enzimi del nostro apparato gastrointestinale e quindi non ci apporta nutrimento.
Esistono due tipi di fibra: la solubile e l’insolubile.

La cellulosa è il tipico esempio di fibra insolubile mentre la pectina, particolarmente presente nella frutta,.
PARTIAMO DAL CONCETTO GENERALE: nessun alimento fa miracoli ( cosa che spesso si sente vox populi o in tv).
Alimenti come l’avena portano solo benefici al nostro corpo: abbassa i livelli di colesterolo, diminuisce la pressione arteriosa e contribuisce a tenere sotto controllo l’evoluzione del diabete.
La passione generale per l’avena nasce circa 10 anni quando diversi studi iniziano analisi mediche dettagliate sulle  eccellenti proprietà di questo alimento.

Dopo averlo solo considerato come cibo per animali l’uomo ha iniziato a vedere il lato nutrizionale e pratico dell’avena!

Occhio a quanto segue!

Il betaglucano è “la fibra dell’avena”: assorbe acqua nell’intestino formando un impasto che intrappola il colesterolo e una parte di acidi biliari.
Poiché questi acidi derivano dallo stesso colesterolo, la rimozione dall’apparato digerente costringe l’organismo a sinterizzarne altro con una netta diminuzione di questo lipide.

C’è però un limite: troppa avena determina eccessiva produzione di gas da parte dell’intestino.
Per ridurre il colesterolo del 5% sarebbe necessario ingerire circa 3-4 gr di betaglucano.
E dove si trova questa quantità di betaglucano?

Nell’arco della giornata dovremmo  assumere:

  • ·         una porzione da colazione di cereali tipo All bran
  • ·         una porzione di pasta di semola
  • ·         una porzione piccola di legumi o 1-2 frutti

La riduzione del colesterolo espressa in termini del 5% è molto significativa in quanto contribuisce a ridurre un possibile attacco cardiaco del 10%.

Altra importante capacità dell’avena è quella di ridurre la pressione arteriosa.
Un recente studio ha paragonato i risultati di un gruppo di pazienti che consumava 5 grammi di fibra solubile al giorno sotto forma di preparati di avena, tra cui il porridge mentre un altro gruppo mangiava cereali in generale con un contenuto in fibra molto basso.

Il gruppo “dell’avena” fu in grado di smettere di prendere il farmaco nel 50% dei casi.
Il meccanismo attraverso il quale l’avena apporta questo notevole benefico è legato alla secrezione di insulina.

Dopo un pasto aumenta la produzione di insulina: se questi aumenti sono frequenti, la produzione di questo ormone può diventare meno efficace e il corpo ne deve produrre sempre di più.

Questo maldestro meccanismo è l’insulinoresistenza : auguratevi che il vostro medico non pronuncia mai questa parola in riferimento al cambiamento, o meglio al peggioramento, del vostro stato di salute.
Perché?

Nella maggior parte dei casi l'insulinoresistenza caratterizza diverse condizioni patologiche come ipertensione, obesità e sovrappeso, steatosi epatica , dislipidemie in generale e, non poteva mancare,aterosclerosi.
Con un importante e costante utilizzo di fibra il rilascio di insulina viene rallentato perché è rallentato, in generale, l’assorbimento dei principi nutritivi degli alimenti.

All’interno dell’avena è, inoltre, contenuta una famiglia di antiossidanti poco considerata: l’avenatrammidi.
Svolgono una forte attività anti-radicale sono quindi in grado di proteggere efficacemente la matrice dermica (collagene, elastina, acido ialuronico GAG, …).
Oltre ad avere una forte pubblicità in ambito dermatologico, le avenatrammidi hanno importantissima capacità di impedire al formazione del colesterolo LDL di ossidarsi e quindi di danneggiare la arterie.

Buon porridge e buona avena a tutti !

lunedì 1 ottobre 2012

IL THE' VERDE E LE SUE PROPRIETA'


Il tè verde è una delle bevande che si stanno diffondendo maggiormente in Occidente, in virtù dell’alto contenuto di sostanze antiossidanti.

Questa tipologia di thè deve essere composta esclusivamente da foglie di Camelia sinesis e durante la lavorazione non debbono subire alcuna ossidazione.
Il consumo mondiale di thè colloca questa bevanda al secondo posto: dei 2,5 milioni di tonnellate di tè che si producono a livello mondiale, il 20% è rappresentato da tè verde (il 78% da tè nero, il 2% da tè Oolong).
La caratteristica principale è alto contenuto in polifenoli, presenti sotto forma di flavonoidi. 

Alla categoria dei flavonoidi appartengono le catechine (catechina, epicatechina, gallocatechina, epigallocatechina, epicatechina gallato, epigallocatechina gallato), sostanze con elevata funzione antiossidante.

Contenute soprattutto nel thè ed in modo particolare in quello verde, dove rappresentano circa il 20-30% del peso a secco, contribuiscono a sostenere le funzioni cardiache e concorrono al mantenimento di un buono stato di salute.
La quantità di catechine contenuta in questa tipologia di thè è la piu’ alta tra le diverse varietà.
Ulteriori fonti di catechine sono rappresentante dal cacao, dal cioccolato e dal vino ; sono inoltre ben rappresentate anche nel regno vegetale (frutta e verdura).

L'attuale interesse per i benefici legati al regolare consumo di thè verde e dei suoi estratti è in gran parte legato alla presenza di queste sostanze.

Il ruolo delle catechine è di bloccare l’azione dei radicali liberi, sostanza nocive derivanti da molteplici reazioni all’interno del nostro corpo che possono danneggiare le proteine ed il DNA (favorendo l'insorgenza dei tumori) ma anche la formazione, l'infiammazione e la rottura delle placche di colesterolo che minano la salute delle arterie e dell'intero organismo (i cosiddetti ateromi).

L’azione antiossidativa può essere diretta o indiretta: in quest’ultimo caso le catechine del thè verde potenziano l’azione della vitamina E.

L’attività antiossidante sembra esplicarsi attraverso l’inibizione degli enzimi pro-ossidanti (lipossigenasi, ciclossigenasi e xantina ossigenasi) e tramite l’induzione di enzimi antiossidanti (glutatione-S-transferasi e SOD).
L’azione antitumorale sembra esplicarsi attraverso: inibizione della DNA topoisomerasi I e II; decremento dello sviluppo di specie ossigenate; arresto del ciclo di proliferazione cellulare; decremento dell’espressione di geni antiapoptosi (Bcl 2); incremento dell’espressione di geni apoptotici .

Si deve sottolineare inoltre, come il trattamento combinato con EGCG e farmaci antitumorali di routine (per esempio tamossifene) induca morte  cellulare programmata in percentuale maggiore rispetto alla monoterapia.
Un nuovo studio pubblicato sull’American Society of Nutrition, documenta che le componenti antiossidanti presenti nel te verde possono aiutare la perdita di grasso addominale indotta dall’esercizio fisico.

In passato, alcuni ricercatori avevano anche suggerito che le catechine potrebbero anche essere di aiuto nella perdita di peso.
"The Journal of Nutrition" ha pubblicato i risultati di uno studio che collega il consumo di bevande contenenti catechine del tè verde (625/mg/die) ad un diminuizione massa grassa persa attraverso dall’esercizio fisico e allo stesso tempo ad un miglioramento del profilo lipidico.

Attraverso altri studi specifici, si è visto che l’EGCG induce apoptosi ( è il nome scientifico per indicare morte cellulare programmata) in diversi tipi di tumore: leucemia, melanoma, cancro alla prostata, allo stomaco, al colon, al polmone.

Non consumate thè verde in bottiglia, preparatelo in casa perché i necessari processi industriali priveranno il thè di quasi tutto il suo potere.